Le Rubriche di ATNews - Il Cerchio Magico

Il Cerchio magico: Un posto per i bambini

Ora che stiamo ufficialmente entrando nella stagione estiva è più facile pensare alle vacanze e, per chi arriva all’ultimo momento, è tempo di prenotazioni alberghiere o di camping per trascorrere qualche giorno tranquillo. Ognuno di noi naturalmente cerca nella struttura in cui si recherà alcune caratteristiche specifiche, che siano formule per i pasti, presenza di piscina, palestra o, come accade, che siano childfree ovvero non accessibili a famiglie con bambini. In particolare sono alcuni alberghi di lusso a offrire, tra una sauna e un massaggio, il piacere di non vedere bambini in giro.

Questa tendenza che all’estero è sicuramente più diffusa che in Italia è comunque presente anche da noi e coinvolge oltre ad alberghi, ristoranti e pizzerie, mentre proliferano – bisogna dirlo – strutture contrapposte che ai bambini riservano spazi e trattamenti speciali, come aree giochi e menù appositamente studiati.

Sembra che la normalità di avere bambini intorno sia molto difficile da accettare e non si tratta – non veniamocela a raccontare- di maleducazione, perché di adulti maleducati è pieno il mondo, ma di una reale fatica a convivere con queste piccole persone, portatrici di bisogni. Forse per questo acquista clamore la vicenda di Morgan, mamma single di 21 anni che studia Ricreazione Terapeutica all’Università del Tennessee, che non potendo andare a lezione perché non aveva trovato nessuno che si occupasse della sua bambina ha scritto alla docente per giustificare l’assenza e si è vista rispondere “In futuro, se avrai difficoltà a trovare qualcuno che stia con Korbyn, non esitare a portarla in classe con te. Sarei assolutamente lieta di tenerla mentre insegno, in modo che tu possa prestare attenzione e prendere appunti”. Una cosa analoga era accaduta all’università ebraica di Gerusalemme un paio d’anni fa, quando una studentessa mamma, con le stesse difficoltà di Morgan, aveva portato il suo bimbo a lezione e quando questi aveva iniziato a piangere aveva deciso di uscire dall’aula, ma il suo professore l’aveva preso in braccio tranquillizzandolo e continuando a spiegare.

Insomma in un mondo che pare non trovare una collocazione per i più piccoli, che cerca pervicacemente di tenerli il più possibile separati dagli adulti, questi casi fanno notizia perché ci ricordano che la vita non è fatta a compartimenti stagni, che i bambini (come gli anziani) sono parte integrante della società e che le generazioni sono fatte per stare insieme: una società che non riesca a tenerle insieme è una società che ha fallito il suo primo compito.

Paola Lazzarini