Le Rubriche di ATNews - Il Cerchio Magico

Il Cerchio magico: Oltre le categorie, verso se stessi

Domenica scorsa a Los Angeles si è svolta la cerimonia di assegnazione dei premi dell’MTV Tv &movies awards, uno dei premi più attesi da Hollywood e da tutta l’industria dell’immagine che ruota intorno a esso, da ormai 33 anni.

Ma questa volta è stato diverso perché per la prima volta nella storia è stato assegnato un premio unico per la recitazione, senza distinzioni di sesso e questo premio è andato a Emma Watson, Belle nel live action Disney “La bella e la bestia”. Nel suo discorso Emma, nota per il suo impegno in favore delle donne e dell’alfabetizzazione delle ragazze in particolare, ha rivolto queste parole all’assemblea: “Il primo premio alla recitazione nella storia che non separa i candidati in base al loro sesso dice qualcosa su come percepiamo l’esperienza umana. La mossa di MTV di creare un premio senza distinzione di genere per la recitazione significa qualcosa di diverso per ciascuno, ma per me indica che recitare riguarda l’abilità di mettersi nei panni di qualcun altro e questo non ha bisogno di essere diviso in due diverse categorie. L’empatia e la capacità di usare l’immaginazione non dovrebbero avere limiti”. Lasciando da parte la recitazione in sé, ritengo che questo discorso vada applicato a qualunque esperienza umana davvero coinvolgente: dal lavoro, alla genitorialità, all’arte e non perché uomini e donne abbiano lo stesso approccio alle cose o raggiungano gli stessi risultati misurabili, bensì perché occorre ricominciare a parlare dell’umano, di come le persone percepiscono, reagiscono, interagiscono con la realtà, senza cercare immediatamente nella categoria del genere la soluzione alla complessità.

So che questo può spaventare e far immaginare un mondo di sessualità fluida, ma si tratta di una paura irrazionale cavalcata solo da chi ha interesse a costruire una narrazione spaventosa in grado di suggestionare le menti semplici. La realtà è che gli esseri umani, come tutti i mammiferi, sono maschi e femmine, ma nel corso della storia questa distinzione ha finito per diventare egemone e costituire il fondamento del predominio degli uni sulle altre. Anche oggi il concentrarsi sulle differenze di genere porta a soffocare due grossissimi temi: da un lato ciò che ci accomuna tutti in quanto esseri umani e dall’altro ciò che distingue in quanto individui unici. Conosco donne che detestano sentirsi dire che siamo dolci e materne per natura, perché non tutte le donne lo sono, conosco uomini che vorrebbero poter mostrare la propria sensibilità senza vergogna. Unificare le categorie e cercare ciò che ci unisce in quanto esseri umani e contemporaneamente ciò che ci distingue in quanto individui (nel caso della recitazione la capacità di mettersi nei panni degli altri in modo credibile) può essere una strada per aprire ai nostri figli le porte di una società più rispettosa e giusta. Come racconta Virginia Woolf cosa ha impedito a un’ipotetica sorella di Shakespeare di scrivere come lui? Una stanza tutta per sé, ovvero la possibilità concreta di coltivare la propria interiorità, la propria unica e inimitabile lettura del mondo. Oggi ragazzi e ragazze hanno questa stanza, ma temono di abitarla perché poco abituati a guardarsi dentro con amore e accettazione, stretti tra aspettative irrealistiche e dialoghi monchi col mondo degli adulti. Parlare con loro di cosa ci rende umani e ci rende ciò che siamo, aiutandoli a esprimere quel che hanno dentro, è molto più utile che metterli davanti a ciò che un uomo e una donna astratti fanno e sono, chiedendo loro di uniformarcisi.

Per questo ben venga il premio di MTV e soprattutto che sia andato all’interprete di Belle, che rappresenta una giovane donna coraggiosa e intelligente. Come dice Emma Watson:  “gli abitanti del villaggio nella favola volevano far credere a Belle che il mondo fosse più piccolo di come lo vedeva lei, con meno opportunità per lei, che la sua curiosità e passione per la conoscenza e il suo desiderio di aver di più dalla vita fossero le basi dell’isolamento. Ho amato interpretare qualcuno che non ha dato ascolto a nulla di tutto ciò”

Paola Lazzarini 

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