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Università di Asti: Farhad Bitani e Domenico Quirico hanno parlato di fondamentalismo, Islam moderato e migranti

"Ero fondamentalista. Sono cambiato: ora porto messaggi di pace": una presentazione molto emozionante quella di mercoledi 26 ad Astiss di Farhad Bitani organizzata dal Lions Club Asti Host e dalla cooperativa Sanitalia.

Un pubblico numeroso ha partecipato all’evento per sentire in prima persona la testimonianza diretta di un ufficiale dell’esercito afghano giovanissimo cresciuto ai tempi dei talebani e ora residente in Italia.
Farhad ha raccontato con parole toccanti e dirette come ha conosciuto la ricchezza e poi la povertà, vissuto nello sfarzo e poi nella totale privazione. “Con i talebani ho assistito a stupri, decapitazioni. Con i mujaheddin famiglie potenti come la mia si sono spartite gli aiuti umanitari che giungevano da ogni parte del mondo ed erano destinati ai più poveri. Ho lapidato due donne. Non ho mai provato sensi di colpa. Ma le grida di quella madre e delle sue figlie obbligate ad assistere alla sua esecuzione non le dimenticherò mai. Il fondamentalismo islamico ha conquistato metà del mondo. Ora vuole la fine dell’Occidente. Come i mujaheddin e i talebani, anche io ero un fondamentalista. Disprezzavo tutti gli infedeli e credevo che sarebbe stato giusto che l’Islam trionfasse con le armi in tutto il mondo”.

Attraverso piccoli gesti durante il contatto con “l’odiato ” Occidente si è reso conto di quanto era stato ingannato e quanto le persone di buona volontà in tutto il mondo abbiano molte più cose in comune che non cose che li dividano ed ha imparato a conoscere il vero Islam come un percorso di pace e fratellanza.
Quando le persone nascono nella violenza – ha spiegato Bitani – il cuore diventa nero ma Dio ti lascia sempre un puntino bianco. Attraverso piccoli gesti quotidiani, come mi è accaduto con degli amici conosciuti quando frequentavo l’Accademia di Modena, sono stato cambiato ed ho conosciuto il mio vero Islam. Conosciuto, quindi, attraverso piccoli gesti di “italiani infedeli cristiani’”.

Secondo il giornalista Domenico Quirico, presente alla giornata ed autore della prefazione: “Ascoltando Farad si può comprendere la complessità delle biografie delle persone migranti che arrivano da noi dal mondo. Asciugare queste complessità rischia di non farti comprendere, ma almeno in 2/3 del mondo si vivono di queste esperienze: quelle di un bambino che a 10 anni, invece di andare in bici, impara a smontare un ‘kalashnikov’. Persone che vivranno una vita accompagnata dal dolore anche per colpa di criminali idiozie fatte dai paesi occidentali”.