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Il Movimento Donne Impresa di Confartigianato Asti alla convention Nazionale

Nei giorni scorsi, il movimento Donne Impresa di Confartigianato Asti rappresentato dalla Presidente del gruppo donne Impresa Anna Oliva, con le due Vicepresidenti Susanna Baldissera, Carla Gino, si è ritrovato a Udine per DIArt 2016.

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Due giorni di dibattiti, confronti e incontri sull’attualità politica e imprenditoriale italiana, organizzati grazie alla collaborazione di Confartigianato Udine.

Il Premio Sole Argento è andato alla memoria di Valeria Solesin, la giovane italiana rimasta vittima degli attacchi di Parigi del novembre 2015.

Nonostante le difficoltà delle donne ad accedere al mercato del lavoro e malgrado gli effetti della crisi economica, l’Italia ha il primato in Europa per numero di imprenditrici e di lavoratrici autonome. Secondo l’Osservatorio sull’imprenditoria femminile presentato alla Convention di Donne Impresa Confartigianato che si svolge il 5 e 6 dicembre a Udine, a giugno 2016 il nostro Paese conta 1.758.794 donne che svolgono attività indipendenti. Un record in Europa visto che, tra imprenditrici e lavoratrici autonome, il Regno Unito si ferma a quota 1.532.600 e la Germania ne registra 1.383.800.

A guidare la crescita del lavoro indipendente femminile sono le imprenditrici artigiane il cui numero è aumentato dell’1,9% negli ultimi 10 anni. Un piccolo esercito di 357.110 donne, tra titolari, socie e collaboratrici, con una presenza prevalente in Lombardia (66.977), seguita da Emilia Romagna (37.503), Veneto (37.387), Piemonte (32.847), Toscana (31.715). In Friuli Venezia Giulia sono 8.247. La classifica provinciale vede in testa Milano, con 17.908 imprese artigiane al femminile. Secondo posto per Torino (16.387), seguita da Roma (15.191).

Ma le imprenditrici devono fare i conti con un welfare che non aiuta le donne italiane a conciliare il lavoro con la cura della famiglia. L’Osservatorio di Confartigianato mette in luce che la spesa pubblica è fortemente sbilanciata sul fronte delle pensioni e della spesa sanitaria per anziani che ammonta a 260,6 miliardi di euro. Invece, per le famiglie e i giovani la spesa pubblica italiana si ferma a 22,8 miliardi, pari al 2,8% della spesa totale della PA (rispetto al 3,6% della media Ue) e all’1,4% del Pil (rispetto all’1,7% della media Ue). Percentuali che collocano l’Italia rispettivamente al 20° posto e al 17° posto tra i 28 Paesi europei.

Confartigianato ha analizzato anche costo e qualità dei servizi per la famiglia messi in campo dagli Enti locali. Si scopre così che i Comuni italiani dedicano agli asili nido il 41% della spesa per famiglie e minori. Ma l’utilizzo di queste strutture è molto basso: a livello nazionale soltanto l’11,9% dei bambini fino a 2 anni ha usufruito di asili nido comunali. E il loro costo, pari in media a 1.459 euro annui per famiglia  – nelle 9 principali città di Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze e Bari – è quello che incide di più (32,7%) sulla spesa complessiva delle famiglie per tributi e servizi locali.

Tutto ciò si riflette sul mercato del lavoro femminile: Confartigianato ha calcolato infatti che il tasso di occupazione delle donne senza figli è pari al 55,5%, ma scende al 52,8% per le donne con figli. Addirittura il tasso di occupazione scende al 44,7% per le donne con figli tra i 25 e i 34 anni. Anche in questo caso siamo distanti dal resto d’Europa. Se la media del tasso di occupazione delle donne italiane è del 48,5%, nell’Ue a 28 tocca il 61,4% e addirittura in Svezia arriva al tasso record del 75,3%. Ma la media nazionale è superata anche in alcune delle nostre regioni, come la Provincia autonoma di Bolzano, dove è occupato il 66% delle donne, l’Emilia Romagna (62,7%), la Valle d’Aosta (60,2%).

Un’inversione di tendenza viene sottolineata da Edgarda Fiorini, Presidente di Donne Impresa Confartigianato, a proposito del decreto del Ministro del Lavoro e del Ministro dell’Economia e Finanze che estende alle imprenditrici artigiane la possibilità di usufruire del voucher baby-sitting.

“Il decreto – spiega la Presidente Fiorini – segna il superamento di un’incomprensibile disparità di trattamento tra dipendenti e titolari d’impresa.  Apprezziamo che nella legge di bilancio, grazie anche alla nostra battaglia, la misura sperimentale prevista lo scorso anno sia stata resa strutturale per gli anni 2017 e 2018, incrementando le risorse dai 2 milioni di euro del 2016 ai 10 milioni per ognuno degli anni futuri. Ma bisogna continuare su questa strada per offrire alle donne i servizi indispensabili a conciliare il lavoro e la cura della famiglia”.

Conciliare lavoro e famiglia è un grande problema per le imprenditrici artigiane. Lo confermano i risultati di unsondaggio d’ascolto realizzato da Confartigianato su 993 titolari d’impresa e presentato alla Convention di Donne Impresa Confartigianato che si svolge a Udine il 5 e 6 dicembre.

Il 44,3% delle intervistate denuncia difficoltà penalizzanti nel dividersi tra gli impegni lavorativi e la cura della famiglia. Se il 39,3% delle imprenditrici si occupa regolarmente dei figli under 18, c’è anche un quarto di loro (24% delle intervistate) che, in famiglia, deve prendersi cura di persone anziane, malate o disabili.

In questi molteplici impegni le imprenditrici si sentono poco aiutate dai familiari e dai servizi pubblici. Le maggiori difficoltà con i servizi pubblici vengono denunciate in Emilia Romagna, mentre le cose sembrano funzionare meglio nel Friuli Venezia Giulia e in Trentino Alto Adige.

Se dalla famiglia ci si sposta in azienda, il 39,5% delle imprenditrici segnala di aver riscontrato difficoltà di accesso al credito nel corso del 2016. Alla maggior parte di loro (41,2% delle intervistate) sono state applicate condizioni maggiormente onerose.

Un altro problema delle artigiane riguarda i rapporti commerciali con i clienti. Il 32,7% delle intervistate ha crediti inesigibili per la fornitura di beni e servizi ad imprese in crisi. E i mancati pagamenti incidono sul fatturato del 19,2% delle imprese creditrici. L’11,2% delle piccole imprese al femminile vanta crediti nei confronti della Pubblica amministrazione e un terzo dichiara un allungamento dei tempi di pagamento degli enti pubblici. Tempi che, secondo l’84,1% delle imprenditrici rimangono superiori ai 30 giorni stabiliti dalla legge e si attestano ad una media di 58 giorni.

Per rimanere competitive sul mercato il 22,8% delle piccole imprenditrici sfrutta o dichiara che utilizzerà in futuro le tecnologie digitali. In particolare, il 73,4% delle intervistate da Confartigianato è attiva sul web. Inoltre, il 75,2% dispone di un proprio sito, il 67,8% ha un profilo social e il 9,6% utilizza negozi di e-commerce e/o piattaforme di servizi on line.

Tra le imprese che utilizzano tecnologie digitali, è maggiormente diffuso l’Internet delle cose (48,7% delle imprenditrici), i social manifacturing (40,1%), la manifattura 3D (37,5).

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