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Coldiretti Asti sull’uscita della Cia da Condifesa di Asti: “Non mi pare stiano facendo un servizio agli agricoltori”

Giovedì della scorsa settimana, la Confederazione Italiana Agricoltori CIA di Asti, aveva tenuto una conferenza stampa e in seguito diramato un comunicato stampa dal titolo: “La Cia di Asti esce da Condifesa: con Unipol-Sai stessi servizi e costi azzerati”.

Ora Coldiretti Asti stigmatizza l’operazione di Cia, da cui emergerebbe un maldestro tentativo di delegittimare il Consorzio per la Difesa delle Colture Agricole dalle Calamità Atmosferiche della provincia di Asti.

A tutela degli agricoltori, del loro Consorzio e di tutti gli interessati alla vicenda, Coldiretti Asti ha messo in luce quelle che sono apparese fin da subito come grossolane imprecisioni diramate a mezzo stampa da Cia Asti.

“Stupisce innanzitutto – rileva Roberto Cabiale, presidente Coldiretti Asti e riconfermato ieri sera alla guida del Condifesa – come un’organizzazione di rappresentanza liquidi così superficialmente il primo Consorzio di Difesa fondato in Italia (era il 1971), istituito dopo le battaglie degli agricoltori astigiani che portarono a uno straordinario risultato per tutti gli agricoltori italiani, l’adozione del Fondo di solidarietà nazionale. Stupisce come si possa mistificare che oggi la funzione principale del Consorzio, sia proprio quella di calmierare i costi proposti dalle compagnie di assicurazione, le quali possono avere molti meriti e tanti obbiettivi, ma di certo non quello di azzerare i costi a favore degli agricoltori”.

Il presidente Cabiale, entra poi nel merito dei costi di gestione del Condifesa che sarebbero alla base della decisione di Cia. Per svolgere i suoi compiti il Consorzio viene finanziato con una quota associativa e una percentuale sul valore della produzione assicurata da ogni singolo produttore. Un autofinanziamento su cui Cia Asti ha ascritto una percentuale, dello 0,39, totalmente errata. Oggi la percentuale applicata sull’assicurazione delle uve è dello 0,30 e addirittura dello 0,25 sulle altre colture come i cereali, la frutta, le orticole. Fra l’altro, è proprio nell’ultimo quinquennio che i produttori associati al Consorzio, grazie a una gestione oculata, sono riusciti a ridursi notevolmente i costi. La percentuale in questione che nel 2010 era dello 0,59, è passata allo 0,50 nel 2011 e allo 0,35 nel 2012 per attestarsi via via al minimo storico attuale.

“Strano come i cinque rappresentanti della Cia di Asti presenti nel CdA – rileva Cabiale – non possano essere al corrente della percentuale, non è corretto ed è dannoso diramare dati così sbagliati, mi sembra impossibile che improvvisamente si siano dimenticati quanto da loro stessi deliberato e pagato e, comunque, non abbiano mai evidenziato i disagi che improvvisamente attraversano i loro associati che rappresentano. Ogni atto amministrativo di questi ultimi cinque anni, è stato votato e approvato dai rappresentanti Cia presenti alle sedute del Consiglio di amministrazione. Questa fuori uscita, improvvisa e repentina, della Cia di Asti dal Condifesa, non mi sembra abbia una logica, se non lo scopo di lanciare accuse infondate quanto confuse che possono portare nulla di buono a noi agricoltori. Ad ogni buon conto, dal momento che la Cia è rimasta per cinque anni ad amministrare il Consorzio di difesa, avrebbe potuto almeno esprimere un eventuale malcontento direttamente dall’interno, anche perchè le sedute del Consiglio si sono sempre svolte con la massima democrazia e, aggiungerei anche, con la dovuta educazione e rispetto di tutti i suoi componenti. A mio avviso, sia l’improvvisa conferenza stampa, che il confuso comunicato diramato da Cia Asti, non danno merito neppure ai suoi stessi rappresentanti che fino alla scorsa settimana facevano parte del direttivo del Consorzio”.

Più che un’uscita, secondo Coldiretti, questa della Cia sembra più una triste auto estromissione, allorquando si affronta l’argomento della rappresentanza. “Il Consorzio è un organismo governato dagli agricoltori, che votano democraticamente i loro rappresentanti, secondo uno statuto approvato dagli stessi soci. Come si possa affermare che Coldiretti abbia estromesso tutti dalla governance del Consorzio, è francamente incomprensibile, Coldiretti rappresenta semplicemente la maggioranza degli agricoltori, e questa non è di certo una colpa. Se ci fosse qualcosa da discutere, dovremmo parlare di come a volte, Cia Asti, possa risultare sovra rappresentata rispetto alla sua effettiva consistenza e, talvolta, faccia confusione allorquando cerca improbabili alleanze con altre organizzazioni. Ma per noi questo non è mai stato un problema, perchè gli agricoltori, quando devono prendere una decisione, lo fanno ragionando da agricoltori e non a seconda se sono associati a Cia, piuttosto che a Coldiretti, o a Confagricoltura, oppure uniti fra Cia e Confagricoltura e contro Coldiretti”.

Per Cabiale rimane un mistero su come Cia Asti possa accusare Coldiretti di estromissione di altre componenti dal Consiglio del Condifesa. E’ sembrato paradossale come Cia abbia potuto gestire la precedente consultazione elettorale: “Non è un segreto che presentarono una lista unitaria con Confagricoltura, salvo poi votare unicamente i propri rappresentanti, facendo eleggere, loro si, solo i loro uomini. Praticamente fecero l’alleanza e anziché dividere i posti li prese tutti Cia, cinque a zero. Questo quanto è successo cinque anni fa, ora non si sono neanche presentati.

Siamo quindi costernati – conclude il Presidente Coldiretti – da tutta la vicenda, la nostra impressione è che la Cia di Asti non stia facendo un corretto servizio agli agricoltori, ma piuttosto un disservizio. In ogni caso, potrebbe esserci sfuggito qualcosa e verificheremo dove andranno a parare. L’unica cosa che mi sento di chiedere a Cia è di utilizzare meno pressapochismo in modo da non ingenerare ulteriore confusione, siamo curiosi di vedere se questa decisione è frutto di una nuova politica sindacale e se quindi usciranno anche dagli altri Condifesa del Piemonte (come peraltro lascerebbero intendere nel comunicato stampa) e da tutti quelli d’Italia, o almeno da quelli che applicano percentuali pari o superiori a quella di Asti, e sono la stragrande maggioranza”.