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”Mille contadini”: l’agricoltura dalle lotte di ieri alle prospettive di oggi

Venerdì 23 ottobre l’autore del libro Roberto Schellino converserà con Mario Renosio

Quale importanza hanno avuto uomini e donne delle campagne nella storia del nostro Paese? Basterebbe questo esempio: Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi, in tutti gli atti pubblici che lo riguardavano indicava che la sua professione era quella dell’agricoltore.

Lo racconta l’agronomo Roberto Schellino nel libro “Mille contadini” che presenterà ad Asti, venerdì 23 ottobre, al Centro culturale San Secondo. Con lui converserà il direttore dell’Israt Mario Renosio, coautore nel 1990 del volume “Sinistra e piccola proprietà” (traccia le vicende dell’Aca, Alleanza contadini astigiani) e successivamente impegnato in numerose ricerche storiche sul rapporto tra  territorio e agricoltura.
L’incontro, fissato per le 21, è proposto da Centro culturale San Secondo e Israt (ingresso libero).  

“Mille contadini” (Ellin Selae Editore) è la storia corale delle campagne: dalle lotte di ieri alle prospettive di oggi. Schellino, che ha lasciato Torino per fare l’agricoltore in Valle Stura, parte dal Risorgimento per riscoprire il lavoro agricolo e sottolineare le sue potenzialità nel tempo presente. Citando Oddino Bo, dirigente politico astigiano scomparso tre mesi fa, sempre molto attento alle tematiche della campagna, l’autore compie un interessante lavoro di ricerca per poi consegnare al lettore una riflessione: l’agricoltura può tornare a essere, oggi, elemento di dinamismo sia produttivo che occupazionale.

I nuovi contadini, consapevoli degli errori del passato e attrezzati con quanto di realmente utile offre la mo¬dernità, scrive Schellino, sono forse “l’unica alternativa possibile, e di certo la più sana, ai modelli sociali offerti dalla globaliz¬zazione e dalle multinazionali”.

Un tema che sarà sviluppato nella conversazione con Renosio e attraverso le successive domande e osservazioni del pubblico: per “rinfrescare la nostra memoria storica e guardare al futuro, ma  senza scollegarci dalle nostre radici più vere e profonde”.