La Cia di Asti punta sul “fare gruppo” per ridare fiato all’agricoltura astigiana in difficoltà

La Scuola Alberghiera di Asti ha ospitato la conferenza stampa di inizio anno organizzata dalla Cia di Asti.

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Dall’IMU agricola, per cui ancora non si intravedono soluzioni soddisfacenti, al calo generalizzato dei prezzi agricoli, dai ritardi del nuovo PSR di cui si teme l’avvio concreto solo a fine anno, alla Nuova PAC i cui giochi sono già fatti ma che richiedono la massima vigilanza da parte dei potenziali beneficiari, con il problema sempre più grave della flavescenza dorata il bilancio agricolo del 2014, e le prime settimane del 2015 non sono purtroppo di diverso segno, continua ad essere in rosso.

“Per quanto ci si sforzi di essere ottimisti e di guardare al futuro progettando iniziative e cercando unità di intenti con le altre organizzazioni – afferma il presidente provinciale della Cia, Alessandro Durando – le prospettive del comparto agricolo non paiono davvero rosee e la situazione richiederà nei prossimi mesi tutto il nostro impegno e la nostra capacità di tenuta e di progettazione per poter dare qualche spezzone di speranza ai nostri associati ma, direi, a tutti gli agricoltori astigiani”.

Sull’IMU la Cia di Asti ha già espresso nei giorni scorsi, sotto la bandiera di Agrinsieme, tutta la propria contrarietà e la decisione di continuare la mobilitazione nel caso non vengano accolte le richieste agricole per una modifica sostanziale o definitivo azzeramento di una tassa giudicata iniqua e insostenibile. “Il Senato ha approvato due giorni fa – spiega Durando – un emendamento che prevede una detrazione di 200 euro per le colline svantaggiate. Ma si tratta solo di un piccolo passo in avanti, con il rischio che si generino forti sperequazioni tra agricoltori confinanti tra loro, perché le classificazioni non sono chiare”. “Proprio in questi giorni – prosegue il presidente della Cia di Asti – stiamo contattando in autonomia i sindaci dell’Astigiano perché si attivino al fine di ammorbidire in modo sostanziale il peso di questa imposizione”.

Anche sui ritardi dell’entrata in vigore delle misure del nuovo PSR le preoccupazioni della Cia sono fortissime in quanto è proprio da questo Programma che possono arrivare al momento le uniche risorse ancora disponibili per sostenere un comparto che sconta difficoltà economiche crescenti e che potrebbe arrivare a fine anno – periodo in cui si presume possano essere attivate le misure già accennate – davvero senza fiato

Il momento appare infatti particolarmente difficile alla luce del crollo pressoché generalizzato dei prezzi agricoli – emblematiche sono a questo riguardo le quotazioni che spunta il nostro vino bandiera, la barbera, pagata sovente ben al di sotto dei costi di produzione – e dell’apparentemente inarrestabile espansione della Flavescenza dorata nei nostri vigneti che rischia di diventare non soltanto la causa di un abbandono epocale delle tradizionali colture delle cosiddette “colline dell’Unesco”, ma anche, con il perdurare del solo uso di trattamenti chimici, un’emergenza ambientale e sanitaria. Allo stesso modo possono diventare controproducenti certi improvvisi balzi in avanti di alcune produzioni – è il caso delle nocciole – che quasi sicuramente preludono a futuri rimbalzi negativi o ad azioni speculative di incerto futuro.

Infine la nuova PAC che ha modificato profondamente il sistema degli aiuti comunitari con una particolare attenzione al cosiddetto “greening” (versione aggiornata di quelle che un tempo si definivano misure agroambientali) su cui sarà necessario vigilare attentamente affinché le risorse a disposizione vengano utilizzate in modo corretto evitando pericolose “deviazioni” verso settori che fanno riferimento all’agricoltura ma che con il comparto stesso ed il lavoro degli imprenditori agricoli hanno ben poco a che spartire.

In sostanza un panorama davvero poco incoraggiante se si tiene conto, per esempio, anche delle notevoli difficoltà tuttora esistenti nell’accesso al credito da parte delle aziende o all’insediamento dei giovani e quindi ad un passaggio generazionale di cui l’agricoltura ha estremamente bisogno.

La Cia di Asti, pur nelle sue dimensioni relativamente modeste rispetto a quelle degli scenari nazionale o regionale, sta lavorando in questi mesi non solo sul piano del puro impegno sindacale, per individuare soluzioni e iniziative capaci di stimolare azioni di sviluppo e di crescita per le aziende associate. Ne sono esempi concreti, tra gli altri, il sostegno ad un sistema “naturale” di contrasto alla Flavescenza dorata, la creazione di una piattaforma di scambio domanda-offerta tra produttori, aziende agroturistiche e cittadini consumatori, la sinergia con la Cia di Alessandria per razionalizzare, migliorare e rendere economicamente sostenibili i servizi fiscali, assistenziali e gestionali, la convinta partecipazione alla rappresentanza di Agrinsieme che, nell’ottica di unire forze, anche di differente origine, su obiettivi comuni, ha già dato alcuni confortanti risultati nei casi della trattativa sull’accordo Moscato dello scorso anno e dell’annullamento della tassa sugli accessi ai fondi rustici (Cosap) istituita e poi cancellata, proprio grazie all’azione di pressione di Agrinsieme, dalla Provincia di Asti.

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