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Asti, verso lo sgombero di 80 case abusive in via Guerra: il M5s “Si controllino i redditi”

Primi passi verso la regolarizzazione del campo nomadi di via Guerra, oggetto di un aspro contendere tra le forze politiche nella scorsa campagna elettorale.

Nei giorni scorsi, infatti, il Comune ha notificato lo sgombero di circa 80 persone, appartenenti alla comunità sinti, che occupano 27 casette abusive costruite negli ultimi decenni all’interno del campo nomadi. L’Amministrazione ha notificato ai residenti l’ordinanza di abbattimento e ripristino dello stato dei luoghi entro 3 mesi.

“Prendiamo atto che non si va più verso la “immediata chiusura” dei campi, come promesso in campagna elettorale anche in presenza dell’esponente principale della Lega Nord, Matteo Salvini, ma verso il “superamento” degli stessi, come del resto viene richiesto dall’ordinamento sovranazionale europeo – afferma il M5S di Asti – il M5S non ha alcuna intenzione di lasciare che famiglie astigiane residenti nel territorio rimangano in balia del loro destino anche se si sono rese ree di abusivismo edilizio, ma non possiamo accettare che si decida che sia a carico della collettività la sistemazione di famiglie di cui prima sarebbe opportuno verificare la possibilità economica a provvedere da sé a una dignitosa sistemazione rispettosa delle regole urbanistiche”.

“Chi, insomma, ha la possibilità economica di comprare una casa o sostenere il costo di un affitto dovrà farlo a sue spese – continua M5S – Si pone, quindi, la necessità di una verifica dei redditi scrupolosa delle 27 famiglie, senza contare che dai recenti documenti di bilancio approvati in consiglio risulta che la tassa sui rifiuti per le annualità 2015 e 2016 è stata incassata in minima parte rispetto all’importo dovuto, come pure le bollette relative al consumo di acqua risultano non pagate.Peraltro, la difficoltà in cui si trovano le 27 famiglie è la stessa di quelle recentemente sfrattate dalla palazzina di strada Fortino per le quali, invece, non si è proposta la costruzione di alcun fabbricato, ma si è agito trovando sistemazioni alternative e dolorosamente procedendo in alcuni casi alla separazione dei membri delle famiglie che avevano abusivamente occupato gli alloggi”.