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La Parola della settimana di Cesare Torta: disastri ambientali

I segnali degli effetti disastrosi dei cambiamenti climatici ormai si susseguono a tappe ravvicinate.

Non passa giorno che da qualche parte nel mondo non arrivino segnalazioni di eventi conseguenti al surriscaldamento del pianeta. L’ultimo in ordine di tempo è stato il distacco dall’Antartide di un iceberg delle dimensioni della Liguria che si è messo in viaggio nell’oceano. Peggio sarebbe stato se si fosse staccata la Liguria, delle dimensioni di un iceberg, e si fosse messa in viaggio nel Mediterraneo.

Comunque, a parte gli scherzi, nella maggior parte delle calamità naturali spunta fuori la responsabilità dei comportamenti dell’uomo con l’eccessivo sfruttamento delle risorse ambientali e con l’inquinamento dell’aria, del suolo e delle acque emerse. La nostra era geologica è stata definita “Antropocene” proprio per evidenziare il grande influsso delle attività umane nel deterioramento dell’ambiente e del clima.

Come se ciò non bastasse, pare che i tempi, seppur sempre più brevi, della sequenza di causa – effetto tra comportamenti umani e disastri ambientali, a qualcuno appaiano troppo lunghi e poco verificabili. Nel senso che non si riesce ad individuare subito e con sicurezza il responsabile del disastro. E siccome per alcuni è troppo importante poter dire: “questo l’ho fatto io!” ecco spiegato il proliferare degli incendi di boschi e macchia mediterranea in ogni regione d’Italia.

Senza dover aspettare i comportamenti predatori dei politici e della famigerate élite dei banchieri e dei burocrati europei, ognuno può distruggere una parte dei beni comuni senza troppa fatica, nessuna responsabilità e impunità al 99% assicurata. Effetto mediatico tempestivo e sicuro, più qualche vantaggio economico nelle opere di rimboschimento o nello sfruttamento dei terreni a fini agricoli o costruttivi. Poi, a lavoro concluso con efficacia, si può riprendere a protestare contro la classe dirigente ladrona e corrotta.