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Lettere al direttore

Astigiano, “Le fabbriche chiudono, i lavoratori perdono il lavoro, ma i Comitati del NO crescono”: le riflessioni di un ex sindaco

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Andreino Drago, ex sindaco di Cortiglione.

Ecco il cammino del sud-astigiano: un’altra chiusura di attività, la SGL che annienta 100 famiglie in un territorio già pesantemente colpito da crisi continue. 

Ad Asti città un’attività legata alla grande distribuzione, che vuole ricollocarsi a qualche kilometro, suscita una serie di proteste tali da indurre la nuova amministrazione comunale ad anticipare un diniego.   Qualche km fuori città si prevedevano due strutture legate alla produzione agricola e vinicola (i nostri fiori all’occhiello) ed alla promozione del territorio con Centro Congressi che, se costruito da chi sa cosa fa, magari porta gente (che poi però bisogna accogliere).

Credo ce ne sia da riflettere. Queste sarebbero iniziative che porterebbero lavoro in questo Comune, in questa provincia  Ma qui l’unica cosa che sappiamo fare nascere sono i comitati contro: contro la GDO, contro le altre due strutture, al fine di impedire il nascere di ciò che potrebbe un domani offrire qualche possibilità di occupazione, che porterà gente sul territorio a cui dovremmo tentare di proporre i nostri prodotti dai vini a quant’altro possa soddisfare le loro necessità o i loro sfizi.

Dal lontano 1980 , anno in cui entrai nella Pubblica Amministrazione, sento parlare della necessità di sviluppare i territori, specie quelli più marginali, ma la mia più grande sorpresa è sempre stata quella di vedere ad ogni tentativo di sviluppo che veniva proposto, la contrarietà e opposizione di ampi strati della cittadinanza.   Tutto ciò mi ha sempre indotto a pensare che questa provincia non ha mai avuto bisogno di nulla, salvo poi comunque lamentarsi in continuazione.  

Ci si lamentava quando mancavano le discariche e bisognava costruirle, era sempre troppo vicina alla propria casa, oppure era sopra una falda acquifera. Ma come poteva essere, se le falde acquifere da cui si prelevava erano a Cantarana , Saluggia, Cortiglione e pochissimi altri posti…eppure la provincia pullulava di falde acquifere!   La discarica sì… ci vuole ..però a casa sua.  E non si fecero le discariche, si esportò l’immondizia pagandola a caro prezzo, poi si protestò contro le Amministrazioni che non avevano risolto il problema…. Che era complesso bisognava fare la discarica… ma a casa d’altri…

Dalla metà degli anni ’80 iniziò il declino dell’Astigiano: si iniziò a chiudere le fabbriche, Cortiglione pagò subito un prezzo elevato con la chiusura della MECORT e più di 200 dipendenti gradatamente lasciati a casa; poi venne la crisi FIAT  e delle aziende collegate, anche Asti stava perdendo i suoi gioielli, i suoi simboli, si lasciò che tutto andasse a rotoli, non si intrapresero politiche che incentivassero le produzioni tecnologiche a venire sul nostro territorio ….le classi sociali più elevate o che si ritenevano tali … snobbavano le fabbriche e chiedevano di puntare in alto, ai mercati di élite….

Ed il suggerimento poteva anche essere condiviso, senonché non si fece nulla per puntare alle élite. L’Albese si specializzava, noi restavamo lì con la nostra Fiera Città di Asti, Alba ci rubava il Tartufo noi lasciammo fare, Alba lanciava manifestazioni di rilevanza nazionale e più tardi Barolo lanciò Collisioni, noi continuammo (e continuiamo) con il Festival delle Sagre!

Questa quindi è la storia di una debacle annunciata, con i presupposti che ho citato non possiamo andare avanti, chiedo fermamente ai nuovi amministratori di Asti e di tutta la Provincia di fare una seria riflessione su tutto ciò e di ripartire con nuovi impulsi per ottenere da oggi in avanti quello di cui abbiamo bisogno: sviluppo, lavoro, ricerca di mercati, tutto ciò che per anni abbiamo predicato. 

Andreino Drago – Cortiglione