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ATTUALITÀ | lunedì 09 gennaio 2012, 09:00

Casale, per la Eternit, una fiaccolata ed una lettera per un fronte comune dal Brasile

I contrari all'accordo sottoscritto da Comune con Stefan Schmideiny, hanno sfilato, erano 2 mila 500. Intanto arriva da Fernanda Giannasi, sindacalista, presidente dell'Abrea (Associazione Brasiliana Esposti all'Amianto), una missiva indirizzata al Ministro della Salute, Balduzzi, a Cota ed al sindaco Demezzi dove chiede di evitare accordi che avrebbero ripercussioni sulla vicenda giudiziaria in Brasile

 

In concomitanza della fiaccolata organizzata sabato sera nelle vie del centro di Casale (un evento composto e silenzioso per dire no ad ogni ipotesi di accordo con Stephan Schmideiny, imputato svizzero nel processo di Torino sulle morti dell’Eternit) arriva una lettera dal Brasile indirizzata al ministro della Salute, Renato Balduzzi, al presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota ed al sindaco di Casale, Giorgio Demezzi. A scriverla è Fernanda Giannasi, sindacalista, presidente dell’Abrea, l’Associazione brasiliana esposti all’amianto.

Il sodalizio rappresenta oltre 2 mila 500 vittime e familiari vittime della fibra assassina del gruppo Eternit. La Giannasi, invita a non rompere il fronte comune sinora avuto nella lunga battaglia giudiziaria evidenziando come un eventuale accordo tra il Comune di Casale e i legali dell’imputato, con il conseguente ritiro della parte civile, potrebbe avere ripercussioni sino in Brasile.

La presidente degli esposti brasiliani, evidenzia come la "class action" promossa dal Ministero Pubblico di San Paolo si trascina dal 2004 con numerosi ricorsi e rinvii e non sembra trovare sbocchi.

Poi arriva uno spaccato illuminante sull’imputato elvetico. “La Eternit in Brasile stata controllata per oltre 40 anni dal gruppo elvetico – belga e dalla famiglia Schmidheiny in particolare, che qui ha inviato il suo giovane erede, Stephan, perché apprendesse a gestire gli affari di famiglia.

Che nella sua autobiografia, nel tentativo di minimizzare le sue responsabilità in questa tragedia scrive: "La polemica sui potenziali effettivi nocivi prodotti dalla polvere di amianto è stata uno shock per me sotto molti aspetti. Io stesso sono stato esposto alle fibre di questo materiale durante il "mio stage" in Brasile. Caricavo sacchi di amianto e gettavo le fibre nel miscelatore, aspirandole profondamente a causa dello sforzo fisico. Alla fine della giornata ero ricoperto di polvere bianca …”.

Fernanda Giannasi chiede a tutti di “mantenere unito il fronte fino alla sentenza e poi per la gestione delle fasi successive e di dare il massimo sostegno al confronto in corso e da sviluppare tra le istituzioni, in particolare con il ministro della salute e le associazioni sugli obiettivi del pieno conseguimento della giustizia, della bonifica ambientale e del potenziamento delle ricerca sanitaria, in ambito nazionale e internazionale volta a sconfiggere il mesotelioma”.

Redaz. Monferrato

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